La crisi della modernità
PARTE I – IL PASSAGGIO DALLA MODERNITÀ ALLA POSTMODERNITÀ NELLA CULTURA CONTEMPORANEA
1. INTRODUZIONE
In “Soft city” (pm) J. Raban mostra un’immagine della città come “enciclopedia” o “emporio di stili”, come un teatro, come un labirinto. La città è un posto troppo complicato per poter mai essere disciplinato, è il luogo dove realtà ed immaginazione devono fondarsi. È anche un luogo dove si è relativamente liberi di agire a piacimento e diventare ciò che si vuole. L’identità personale è così resa malleabile, fluida, aperta all’esercizio della volontà e dell’immaginazione. «Decidete chi siete e la città assumerà una forma fissa intorno a voi. […] Le grandi città sono per loro natura plastiche. Noi le modelliamo a nostra immagine; esse a loro volta ci foggiano […]». Nelle città però è anche facile smarrirsi. Alla base di tutto c’è la minaccia di una violenza inspiegabile, legata all’onnipresente tendenza della società a dissolversi nel caos totale. Quando il sistema di segnali, stili, sistemi di comunicazione viene meno, prevale la violenza. La città è malleabile. Ma le stesse qualità plastiche che danno alla città di liberare l’identità umana la rendono anche esposta e vulnerabile alla psicosi ed all’incubo.
Modernismo positivistico, tecnocentrico, razionalistico, è stato identificato con la fede nel progresso, nelle verità assolute, nella pianificazione razionale e nella standardizzazione di conoscenza e produzione.
Postmodernismo reazione, allontanamento dal modernismo; predilige la frammentazione, l’indeterminatezza, la sfiducia in tutti i linguaggi universali o totalizzanti, l’eterogeneità e la differenza. Col postmodernismo si ha un ampio e profondo cambiamento nella struttura del sentire. Ci si risveglia dall’incubo della modernità per passare al pluralismo ripiegato su se stesso, schiera eterogenea di stili di vita e giochi linguistici che ha rinunciato all’imperativo modernista di totalizzare e